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Sono iniziati, presso la Provincia di Monza e Brianza, gli l’incontri di restituzione delle attività e dei risultati del progetto INLAV Lombardia, con un focus sulle sperimentazioni territoriali e sulle prospettive di continuità del modello.

Nel corso del progetto sono state sviluppate e consolidate nel territorio monzese diverse linee di intervento, dalla formazione, caratterizzata da webinar e percorsi formativi territoriali rivolti agli operatori e dalla costruzione di un toolkit di strumenti disponibile online, alla costituzione del modello PUA INLAV, fisico e virtuale. Il PUA non si limitato a essere un punto di ascolto, orientamento e accompagnamento, per far emergere situazioni di fragilità e lavoro irregolare e garantire un accesso effettivo ai servizi, ma ha proposto percorsi di integrazione socio-lavorativa e svolto una funzione di coordinamento territoriale tra enti pubblici, terzo settore e altri stakeholder, valorizzando competenze e servizi già presenti.

Durante l’incontro è stato sottolineato come la sperimentazione abbia funzionato in modo particolare grazie alla rete costruita e all’integrazione con il terzo settore. Fra le questioni chiave emerse è stata evidenziata la possibilità, in prospettiva, di ampliare la rete di sportelli partendo dall’esperienza maturata.

Il PUA di Carate Brianza

Il focus territoriale ha riguardato il PUA di Carate Brianza. Daniele Restelli ha evidenziato che il PUA è stato collocato in un luogo già noto e frequentato (area adulti) e questo ha favorito ulteriormente lo scambio di informazioni e l’integrazione delle pratiche operative. L’operatore Giorgio Pederiva ha sottolineato il valore aggiunto del progetto nel coordinamento. La regia territoriale ha facilitato l’accesso alle informazioni e l’erogazione dei servizi, potenziando anche competenze e capacità operative attraverso il coinvolgimento di altri soggetti della rete e il confronto costante tra enti e operatori.

È emerso, inoltre, che, nel sistema provinciale, l’“accoglienza” tende ormai a concentrarsi soprattutto su servizi legali e linguistici, mentre molte altre funzioni, quali quelle sociali e lavorative, vengono demandate ad altri soggetti.

I settori su cui ha operato il PUA di Carate Brianza sono stati, in prevalenza, logistica, pulizia e ristorazione: In quest’ultimo settore è stato rilevato un fenomeno specifico e cioè la tendenza dello sfruttamento lavorativo ad “autoalimentarsi” quando viene proposto l’alloggio in cambio di lavoro.

Sul fronte dei risultati, sono state intercettate 42 situazioni di lavoro irregolare e, tra queste, 34 persone sono state inserite in percorsi di formazione. Inoltre, 19 persone su 27 sono state inserite con contratto di lavoro regolare.

Elemento di rilievo e punto di forza del PUA non è stato solo l’inserimento lavorativo, ma anche la riqualificazione professionale delle persone agganciate.

Veronica Borroni ha richiamato un punto centrale: senza una prosecuzione (“INLAV 2”), il rischio principale sarebbe la perdita della regia di coordinamento, considerata l’elemento che ha reso efficace il modello. È stata anche indicata la necessità di rafforzare la formazione nella società civile, oltre che tra gli operatori.

 Nuovi attori e soggetti a Desio

Per l’Ambito di Desio, Valentina Tacconi ha evidenziato che INLAV ha permesso di integrare nuovi attori e soggetti del terzo settore, rafforzando attività come mediazione, supporto scolastico, ampliamento e maggiore conoscibilità dei servizi disponibili.

È stato rimarcato il ruolo di INLAV come ponte di coordinamento tra pubblico e terzo settore, con un lavoro di inclusione sociale e lavorativa considerato pienamente funzionante. I risultati sono stati definiti importanti, con orgoglio non solo per gli esiti raggiunti ma anche per il cambiamento organizzativo prodotto sul territorio.

Oltre alla formazione, il PUA di Desio si è attivato con un’ampia attività di sensibilizzazione, presentando il progetto a servizi presenti sul territorio e, sviluppando laboratori e incontri su specifiche tematiche

L’attività del PUA di Desio si è concentrata sui settori lavorativi più a rischio e maggiormente diffusi a livello territoriale in particolare: lavoro domestico, ristorazione, edilizia, logistica e piccole e medie imprese artigiane. Particolare attenzione particolare è stata rivolta alle fasce di popolazione straniera maggiormente a rischio di incappare nella rete del lavoro sommerso, quali i soggetti con forte fragilità economica e le donne.

Sotto il profilo dei risultati sono state 139 le schede di contatto e identificazione, che hanno portato a 60 prese in carico e 53 progetti conclusi. Le prese in carico si sono concentrate su mediazione linguistica, orientamento ai Servizi al lavoro, educazione finanziaria, attivazione counseling transculturale, azioni di facilitazione per l’accesso ai Servizi Sociali e Raccordo con le Organizzazioni Sindacali del territorio

Punti di forza e scenari futuri

Nel confronto finale è emerso con forza un messaggio condiviso: il coordinamento territoriale è stato il vero motore del progetto.

Gli operatori sul campo, come Daniele Restelli, hanno sottolineato come strumenti e pratiche nuove abbiano migliorato la qualità delle attività. L’accesso è stato determinante grazie all’uso di luoghi e servizi già presenti e riconosciuti. Oggi la sfida è capire come mantenere l’organizzazione. I servizi esistono, ma servono risorse per sostenere soprattutto la regia, cioè il management che tiene insieme enti, strumenti e servizi.

Per Gianpaolo Torchio, direttore settore lavoro della Provincia, un effetto importante del progetto è stato l’incremento della capacità del territorio di garantire servizi ed erogarli con competenza. Un feedback positivo. per esempio, è venuto dai Centri per l’Impiego che hanno evidenziato il ruolo fondamentale della rete INLAV territoriale, che ha costruito un insieme di “antenne” in grado di intercettare bisogni e diffondere informazioni. Torchio ha poi evidenziato alcuni temi cruciali; la sostenibilità economica: la necesità di mantenere risultati e fiducia, per esempio mantenendo il management e la rete, per dare continuità e ampliare competenze,

Anche Davide Lopresti, responsabile della comunicazione del progetto ha posto in evidenza come la svolta positiva e lo slancio ulteriore siano dipesi dalla capacità di coordinamento. Il coordinamento territoriale, del resto, non ha soltanto incrementato l’erogazione dei servizi, ma ha anche favorito una conoscenza più approfondita della rete locale, contribuendo alla sua maggiore coesione, funzionalità e strutturazione. Grazie a un dialogo più continuo tra gli attori coinvolti, il territorio è diventato non solo più attivo nell’offerta, ma anche più consapevole delle proprie risorse, delle interconnessioni interne e dei potenziali ambiti di sviluppo.

Stefano Toselli, coordinatore del Dipartimento, nel presentare gli scenari futuri, ha ribadito che uno degli obiettivi rimane quello del potenziamento e del rafforzamento dell’inserimento lavorativo delle persone, continuando la partnership con il Ministero del Lavoro e la Direzione Lavoro di Regione Lombardia. Inoltre, ha evidenziato la necessità di passare da logica di progetto a logica di servizio. Occorre trovare modalità che rendano i servizi autosostenibili, mantenendo però l’apporto di risorse regionali e nazionali.

Per gli scenari futuri gioca un ruolo importante il Patto territoriale, che Giuseppe Guerini, vice segretario di Anci Lombardia, ha definito la “cerniera tra INLAV 1 e INLAV 2”. Per Guerini il Patto non è un punto di arrivo, ma una fotografia di ciò che è stato creato e consolidato, che deve diventare base operativa per il futuro. Inoltre, è uno strumento utile per formalizzare nei territori un tavolo di coordinamento ritenuto fondamentale ed è importante coinvolgere altri soggetti e province, evitando che resti un documento sulla carta. Elemento fondamentale che caratterizza il Patto è la sua natura di strumento interistituzionale aperto, per cui ogni provincia potrà declinare il patto con la propria rete, adattandolo alle specificità territoriali.

 

 

 

 

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