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Dallo studio “Immigrazione e criminalità organizzata: le strategie dei sodalizi italiani”, realizzato da Eurispes nel dicembre 2025, emerge un quadro sfruttamento dei migranti da parte di gruppi criminali italiani e stranieri nel periodo 2019–2024. L’obiettivo è superare letture semplificate che associano l’immigrazione alla microcriminalità, mettendo invece in luce il ruolo strutturale delle mafie e delle reti criminali nello sfruttamento lavorativo e sociale dei migranti.

Prostituzione e accattonaggio sono i volti più diffusi dello sfruttamento illecito che descrive lo studio e di cui hanno fatto cenno anche i relatori nell’attività formativa del progetto InLav, dai professori Egidio Riva e Diego Coletto di Università Bicocca, partner con Regione Lombardia e Anci Lombardia nel progetto, a Paola Cavanna di Oim. A questi volti lo studio di Eurispes aggiunge anche gli elementi di sfruttamento lavorativo come il caporalato e persino lo sfruttamento digitale.

Nell’affrontare il tema dello sfruttamento dei migranti, Eurispes traccia in primo luogo il contesto di riferimento. Lo studio definisce le migrazioni “un fenomeno strutturale e globale, prevalentemente di natura economica”. A questo si aggiunge che l’Italia è uno dei principali Paesi di arrivo in Europa e ospita gruppi criminali fortemente radicati, che sfruttano le vulnerabilità normative, amministrative e sociali legate all’immigrazione.

Per quanto riguarda le immigrazioni, lo studio ci rimanda questa situazione: nel 2024 gli stranieri residenti sono circa 5,8 milioni (10% della popolazione) e il mercato del lavoro dei migranti è caratterizzato da:

– forte concentrazione in settori a bassa tutela (agricoltura, edilizia, servizi, assistenza);

– alto tasso di lavoro irregolare e sottopagato;

– legame critico tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, che aumenta la ricattabilità.

Sul fronte della criminalità organizzata, cresce la collaborazione tra gruppi italiani e stranieri nello sfruttamento dei migranti. La criminalità organizzata agisce come impresa economica, con forte capacità di riciclaggio, infiltrazione istituzionale e cooperazione transnazionale. In Italia operano:

– mafie storiche (Cosa Nostra, ’Ndrangheta, Camorra, gruppi pugliesi);

– gruppi criminali locali;

– reti criminali straniere (nigeriane, cinesi, albanesi, maghrebine, rom).

Nella relazione tra immigrazione e criminalità organizzata la ricerca individua 3 modalità principali di sfruttamento:

1. Intermediazione criminale della manodopera (tra migranti e datori di lavoro);

2. Tratta dei migranti finalizzata allo sfruttamento.

3. Impiego forzato in attività illegali.

Come detto, i settori chiave analizzati sono 4:

1. Caporalato (soprattutto agricolo);

2. Caporalato digitale (rider e piattaforme);

3. Prostituzione;

4. Accattonaggio organizzato.

In tutti questi ambiti emerge un coinvolgimento diretto o indiretto delle organizzazioni criminali, che sfruttano la precarietà giuridica ed economica dei migranti. Lo studio si concentra in particolare sul caporalato tradizionale e caporalato digitale.

Il caporalato tradizionale è descritto come il fenomeno più diffuso e monitorato soprattutto nel settore agricolo. In Italia coinvolge circa 230.000 lavoratori irregolari in questo settore, in gran parte migranti, ed è caratterizzato da un sistema criminale strutturato che funge da intermediario illegale tra lavoratori e datori di lavoro. Il sistema si basa su tre figure principali, padrone, caporale, spesso straniero e migrante, e bracciante, e utilizza violenza, intimidazione e ricatto, spesso con modalità tipiche delle organizzazioni mafiose. I lavoratori vengono reclutati forzatamente, privati di contratti e tutele, e sottopagati. Il fenomeno segue la stagionalità agricola ed è diffuso su tutto il territorio nazionale, con maggiore concentrazione nel Sud, ma con casi rilevanti anche in altre regioni, come la Toscana. In alcuni casi, le reti criminali intercettano anche fondi pubblici ed europei tramite aziende fittizie. L’ampiezza geografica, la varietà delle modalità operative e la commistione tra legalità e illegalità rendono il caporalato un fenomeno multidimensionale. Inoltre, il caporalato si sta espandendo anche nel settore edile, favorito dall’elevata irregolarità e dall’impiego di manodopera straniera a basso costo.

Accanto a queste forme tradizionali si sta sviluppando il caporalato digitale, che colpisce soprattutto i lavoratori stranieri del food delivery. In questo caso lo sfruttamento avviene tramite intermediari che forniscono illegalmente le credenziali di accesso alle piattaforme di consegna, trattenendo gran parte dei compensi dei rider. Il controllo è esercitato a distanza, grazie alla tracciabilità digitale degli spostamenti, rendendo il fenomeno meno visibile e più difficile da contrastare rispetto al caporalato agricolo. I vuoti normativi e la rapida diffusione del modello anche in altri Paesi europei mostrano come le reti criminali si adattino rapidamente ai cambiamenti economici e tecnologici, individuando nuovi spazi di sfruttamento.

Lo studio traccia alcune conclusioni e indica alcune raccomandazioni. Per quanto riguarda le prime, secondo i ricercatori non esiste una correlazione diretta tra immigrazione e aumento della criminalità comune. Esiste, invece, una forte correlazione tra criminalità organizzata e sfruttamento dei migranti e le mafie si inseriscono nelle falle del sistema migratorio e del mercato del lavoro, trasformando i migranti in manodopera a basso costo e ad alta ricattabilità.

Le raccomandazioni di Eurispes si possono così sintetizzare:

– rafforzare i canali di ingresso regolari e scollegare il permesso di soggiorno dal singolo contratto;

– migliorare i controlli su lavoro, accoglienza e appalti pubblici;

– integrare politiche migratorie, del lavoro e di contrasto alle mafie;

– superare la narrazione emergenziale sull’immigrazione.

Sergio Madonini

 

Allegati

Eurispes: immigrazione e criminalità Scarica

 

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